E' arrivata la seguente lettera di un nostro amico, un politico di una grande città del nord al quale avevamo chiesto un parere su "San Severo in piazza". Molto volentieri la pubblichiamo
Una vecchia canzone di A.Venditti -che riportava il pensiero corrente di una certa Italia- diceva “…e disprezziamo i politici” (In questo mondo di ladri). Io sono un politico di professione e nonostante tanti mi adulano e mi inseguono
-attribuendomi poteri che non ho- sento un disprezzo verso un lavoro che nessuno capisce (fra questi anche molti politici).
Oggi parlavo con un mio compagno di infanzia che riassumendomi la situazione occupazionale dei figli (tre occupati saltuari) mi ribadiva come è marcio il sistema (…di cui faccio parte). Subito dopo passava ad enumerare le colpe del marciume. Presto detto: tutte dei politici.
Il marcio del sistema è talmente radicato in tutto che il mio amico non ha la più pallida idea di una elementare logica: se mi chiedi il posto per tuo figlio, mi stai chiedendo di avvantaggiare i tuoi interessi a scapito di qualcun altro, non certo di fare gli interessi della comunità che rappresento. Ma allora quanto poi passando dai tuoi figli disoccupati arrivi ai politici ladri mi dovresti pure spiegare perché io politico dovrei privilegiare i tuoi interessi e poi non dovrei rubare, cioè non dovrei privilegiare i miei? Se per i tuoi interessi devo rinunciare ad un ideale di giustizia, secondo quale criterio poi dovrei ritornare giusto quanto si tratta dei miei interessi? Insomma se la cultura e la morale dell’elettorato non va oltre il voto di scambio, è chiaro che il mandato che date ai politici è: vai e fai gli interessi tuoi e del gruppo che ti ha eletto.
Allora vogliamo delinearlo il problema di questo sistema che oggi sta diventando una grossa zavorra?
Se siamo arrivati ad una politica così spettacolare di chi è la colpa?
Probabilmente le colpe vanno equamente divise fra tre soggetti principali: i politici, ovvio, i mass-media (un po’ meno ovvio) e l’elettorato.
Allora la colpa è di tutti? Si, proprio di tutti.
I mass-media vendono di più o hanno maggiore audience se parlano di liti e conflitti e quindi tendono a “calcificare” (scusate il bruttissimo termine, che non è da riportare al significato che spiega qualsiasi vocabolario ma vuole essere un neologismo dedotto dallo sport più popolare d’Italia) lo scontro politico.
Buona parte dell’elettorato si interessa –o addirittura si appassiona- di politica solo se vede lo scontro, se è chiamato a fare il tifo per qualcuno.
E i politici che fanno? Entrano nello spirito della partita rinfocolando la disputa e dimenticando il vero scopo del loro ruolo. Perché il ruolo del politico è di risolvere i problemi della gente. Determinati problemi. Non quello di girarci intorno. Ed è certo più facile caricare la gente contro un presunto nemico che non inventarsi soluzioni nuove per annosi problemi.
Volete la prova che ho ragione? Allora la destra mi deve spiegare cosa c’entra l’anticomunismo con i problemi degli italiani e la sinistra cosa c’entra l’antiberlusconismo. Eppure questi sono i veri motivi per cui la destra e la sinistra hanno vinto –rispettivamente- le elezioni.
In questo contesto sono chiare le responsabilità dell’elettorato, più sensibile e più preparato a determinati temi (che possiamo definire storici ma non certo politici) che non ad affrontare i problemi dell’Italia e del mondo d’oggi. Insomma più avvezzo a fare il tifo che non a ragionare.
Il mio appello va ai politici, ai mass-media e agli elettori. A questi dico: non potete aspettarvi una classe politica competente e preparata se continuate a votare a destra perché “Berlusconi ha il grande merito di aver arginato l’avanzata dei comunisti” o a sinistra perché “tutti sanno come si è creato il suo impero Berlusconi”.
Così vi fate solo del male perché rinunciate al vostro sacrosanto diritto di scegliere un rappresentante degno che si batta per i vostri problemi.
Ai giornalisti dico: non ci fate bella figura facendo tavole rotonde e servizi speciali solo quando i premier si beccano, o i boiardi vengono alle mani, o si prendono a parolacce: la politica spettacolo vi farà diventare famosi (e magari più pagati) ma non aiuta certo ad affrontare con animo sereno gli enormi problemi che abbiamo. Ma secondo voi, oggi come oggi, non fa più notizia un amministratore che risolve un problema del proprio elettorato, che non due politici che si prendono a parolacce?
Ai politici dico: a tutti noi farebbe bene seguire un corso di formazione professionale, tornando a ripassare l’alfabeto della politica. La politica non è competere con il tuo concorrente della fazione opposta badando nel frattempo che il compagno di partito non ti rubi la scena. Guardiamo un po’ oltre il nostro orticello: come possiamo avere la presunzione di riuscire a risolvere i problemi odierni se non abbiamo una chiara cognizione di quali siano e di come funziona il mondo. Impariamo a fare politica (e la prima pietra la scaglio contro me stesso): la politica non è saper parlare, saper rigirare la frittata e vendere aria fritta. Non è neanche convincere la gente di avere la chiave per risolvere i problemi più sentiti.
L’ovvia conclusione è che in un mondo così dinamico nessuno si può aspettare di essere servito al meglio se rinuncia a far funzionare il cervello. Rinuncia a giocare in maniera attiva il proprio ruolo. Qualunque esso sia.
Ovunque girate gli occhi è questa la regola. Se il supermercato vende più del negozietto non è solo per una organizzazione superiore: tanti negozietti si sono adeguati e sono riusciti a rilanciarsi.
L’Italia nel contesto mondiale sta pagando molto questa minore dinamicità in tutti i campi.
Con questo vengo al vero scopo di questa lettera. Oggi stiamo vivendo come uomini una tragedia epocale. La prima tragedia di tali proporzioni da quando esiste il “villaggio globale” cioè da quando possiamo usufruire di una rete di comunicazioni istantanee che copre buona parte del mondo. È la tragedia dell’Iraq, dell’Afganistan, della Cecenia, di una vietnamizzazione strisciante che prima o poi arriverà ad un epilogo catastrofico. E non sto discutendo se gli USA vinceranno o perderanno le guerre. Comunque finirà la cosa l’Occidente e il mondo ne usciranno con le ossa rotte (se mai ne usciranno).
A tale tragedia stiamo reagendo come sempre. Non sto ad analizzare se quel come sempre è in senso positivo o negativo. Vorrei vedere chi è quel superuomo che in momenti come questo è capace di una lucidità e genialità da riuscire a tirare fuori dal cappello delle soluzioni diverse.
Io, attenendomi alla regola di questo blog, voglio fare una proposta e mi impegno a portarla avanti nelle sedi competenti. Dopo le guerre comunque ci sarà da riparare i danni: anni per ricostruire e ridare una dignità umana a milioni di persone.
È in questa seconda fase che il mondo potrebbe dimostrare che le tragedie possono servire a farci capire tante cose che la routine e la tranquillità non possono.
Nel nome del villaggio globale oggi ognuno di noi, presi come singoli o come membri di una comunità, può contribuire alla ricostruzione. Per questo io mi farò promotore presso il sindaco della mia città per un gemellaggio con un comune disastrato con caratteristiche simili da seguire passo passo fino alla completa ricostruzione, presso la Provincia e presso la Regione per un impegno diretto, senza intermediari, con una zona da ricostruire. Non mi importa più di tanto il colore delle amministrazioni.
Sommario proposte e progetti
- Un progetto per aiutare gli anziani
- Proposte per risollevare l'agricoltura
- Una proposta per tramandare le tradizioni di San Severo
- Come gestire il parco ecologico a costi contenuti
- Un progetto per gli scarti agricoli e l'inquinamento che ne deriva
- Una soluzione per i rifiuti biologici
- Un progetto per le piccole e medie imprese
25 ottobre 2006
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1 commento:
La proposta contenuta in questa lunga e leale lettera (uno sfogo disinteressato in campo neutro..) passa un po' in secondo piano, ma io penso che sia bellissima. Seguivo una trasmissione, tempo fa, e in una intervista un iraqueno diceva: "Bush dice che la guerra a Saddam l'ha fatta per noi, per darci libertà e democrazia. Ma se l'ha fatta per noi perchè poi non ci ha mandato un esercito di ingegneri, dottori, cuochi...?". Faccio parte di un gruppo religioso e nel mio piccolo cercherò di portare avanti questa proposta a San Severo. Anche se sinceramente penso che un gemellaggio a fini di fraternità ed aiuto si possa fare anche con un comune dell'Albania o del Kossovo.
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